Settembre 1990: "operazione verità"? Gli eredi del fascismo sottolineavano il carattere di guerra civile del conflitto per incolpare la Resistenza della lacerazione dell'unità nazionale degli italiani. Vent'anni di fascismo pesarono[67].». l'interpretazione della Resistenza come guerra civile principalmente a causa del comportamento del PCI che, tentando di appropriarsi della storia della Resistenza, la danneggiò come mito fondante nazionale, in ciò aiutato anche dalle altre forze politiche. Inoltre, complice il mutato clima politico e il superamento degli steccati ideologici della Prima Repubblica, anche dalle istituzioni arrivarono inviti ad approfondire le problematiche legate alla Repubblica Sociale Italiana, in modo da giungere all'elaborazione di una memoria condivisa. "[143] Al Centro e al Nord, spiega la Belco, vi erano sia fascisti repubblicani che partigiani, ma le due fazioni erano entrambe relativamente piccole se comparate con la popolazione complessiva. Una storia della Resistenza" di Sergio Luzzatto, storico che in passato si era distinto come acceso critico del revisionismo e in particolare dei libri di Giampaolo Pansa sulle uccisioni del dopoguerra, considerati sintomi di una crisi dell'antifascismo. L'espressione del resto è presente nel linguaggio spontaneo e originario di molti resistenti, azionisti in particolare. Nel 2010, lo storico Nick Carter ha pubblicato un volume, Modern Italy in Historical Perspective in cui ha affrontato diffusamente il tema della guerra civile. Nelle sue memorie pubblicate nel 1954, Dante Livio Bianco definì «la guerra di liberazione non come una guerra fra stati, fra "nazioni" e "potenze" e "governi" in conflitto, ma come una vera guerra civile, una guerra ideologica e politica quant'altre mai, una guerra destinata non solo a scacciar gli invasori tedeschi e ad eliminare i traditori fascisti, ma a gettare le basi per un nuovo ordine politico e sociale»[26]. In particolare, un solo intervistato dichiara esplicitamente di considerare la Rsi "un organismo politico satellite della Germania" e quindi "straniero". STORIA DELLA GUERRA CIVILE IN ITALIA 1943 - 1945 - 3 VOLUMI. Il filosofo Norberto Bobbio, ex azionista, protestò sullo stesso quotidiano sostenendo che il servizio avesse estrapolato i passaggi più duri della corrispondenza a fini sensazionalistici. Secondo Luciano Canfora, l'utilizzo del termine da parte di «un protagonista dei più restii» segnò, dopo oltre quarant'anni, la fine del "divieto" di adoperarlo[98]. 152. Umberto Zanotti Bianco scrisse nel suo diario di non poter pensare alla morte di Gentile «senza un senso di rivolta verso la guerra civile che va dilagando in tutte le città d'Italia»[14]. Agli intervistati è stato domandato se condividessero o meno alcune affermazioni, chiedendo loro di motivare le risposte. http:\/\/www.worldcat.org\/oclc\/1404933> ; http:\/\/www.worldcat.org\/title\/-\/oclc\/1404933>. Non poteva che essere così, Cfr. Le nuove interpretazioni furono tuttavia rifiutate dal PCI e dalle associazioni partigiane. Mentre spariva dalla storiografia antifascista, la definizione di guerra civile continuò ad essere adoperata dalla pubblicistica reducistica di Salò, fino a diventarne un elemento caratterizzante. Tanto che, citando Don Narciso Polvani,[144] chiama half civil war ("una mezza guerra civile") la situazione di conflitto in cui si trovava la provincia di Arezzo nel giugno 1944, stretta tra l'avanzata degli inglesi e l'arretramento tedesco e deduce che la guerra civile in Italia non avrebbe potuto avere luogo senza occupazione tedesca.[143]. Tale profilo è stato a lungo negato, o considerato con ostilità e reticenza, da parte delle correnti antifasciste. Storia della repubblica e della guerra civile in Spagna: 1 Fu la prima volta che due popolari divulgatori, estranei all'area neofascista, espressero apertamente la convinzione che la Resistenza fosse solo uno dei tanti aspetti che caratterizzarono gli eventi occorsi in Italia tra il 1943 e il 1945. (not yet rated) La crisi dell'idea di nazione tra Resistenza, antifascismo e Repubblica, La repubblica delle camicie nere. The E-mail Address(es) field is required. Please enter your name. 14, S.Luzzatto, Partigia. Le fosse dei responsabili della catastrofe nazionale che debbono essere soppressi nel corso di questa santissima guerra civile, affinché viva l'Italia»[18]. The subject field is required. Tuttavia, anche in seguito alla diffusione in storiografia seguita al lavoro di Pavone, alcuni ex resistenti e alcuni esponenti della sinistra italiana hanno continuato a respingere la definizione di guerra civile, associandola ancora all'uso polemico che ne ha fatto per anni la pubblicistica neofascista e temendo quindi una delegittimazione del movimento partigiano[162]. La stessa Einaudi, casa editrice delle opere di Primo Levi, nonostante avesse già pubblicato vari scritti di Luzzatto, ha rifiutato il testo, edito poi da Mondadori.[155]. The name field is required. Che senso avrebbero potuto dare alla guerra civile? Nel dopoguerra diversi esponenti dell'antifascismo definivano guerra civile il conflitto appena terminato: Emilio Sereni parlò ripetutamente di «due anni di guerra civile» il 6 agosto 1945 al congresso dei CLN milanesi; Carlo Galante Garrone nel 1947 dichiarò che era stata combattuta una «sanguinosa guerra civile»; Leo Valiani definì l'«inferocimento degli animi» come «il pericolo più recondito e insieme più profondo che ogni guerra civile (e nella lotta contro i fascisti si trattava ben di questo) porta seco»; Luigi Meneghello usò correntemente il termine; Francesco Scotti affermò che la Resistenza fu «anche guerra civile contro il fascismo e per la creazione di uno Stato completamente nuovo, socialmente più avanzato»; mentre Paolo Spriano nei suoi scritti alterna l'uso delle espressioni «guerra civile» e «guerra di liberazione»[19]. Ma se ne può dare – Pavone lo ha dimostrato – un'analisi ponderata, che non significhi in alcun modo "confondere le due parti in lotta, appiattirle sotto un comune giudizio di condanna o di assoluzione". Il PCI tra via parlamentare e lotta armata, La Repubblica sociale italiana 1943-45 (Atti del convegno, Brescia 4-5 ottobre 1985), Guerra, guerra di liberazione, guerra civile, Il popolo delle Langhe e il romanzo della Resistenza, Fine di una guerra civile. Edizione: Milano/Roma, Della Volpe Editore, 1965. C'è chi in questi anni si è sentito in dovere, ed a torto, di precisare che la nostra Resistenza in Italia non fu "guerra civile", quasi che l'espressione ci faccia vergogna. Dolfin sostiene inoltre che Mussolini usò diverse volte l'espressione "guerra civile" nel commentare la situazione italiana: ad esempio, in seguito alla notizia dell'uccisione del federale di Milano Aldo Resega affermò che i servizi segreti di Mosca, Washington e Londra collaboravano per fomentare la guerra civile in Italia e che, essendo gli italiani disposti a trucidarsi in famiglia, con tali uccisioni la guerra civile sarebbe entrata facilmente in una fase più acuta[17]. Nella relazione che presentò al convegno L'Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza, tenutosi a Milano nell'aprile 1985[N 7], riferendosi alla Resistenza Pavone si soffermò sul, «carattere antifascista della lotta, cioè [...] il suo essere anche una guerra civile. La sinistra (socialisti e comunisti) aveva dunque bisogno di riaffermare l'unità ciellenistica dopo la sua espulsione dal governo (conventio ad excludendum), che l'aveva privata della legittimazione a governare negandole «il massimo risultato politico da ottenere per il peso preminente che aveva sostenuto nella Resistenza», conseguito invece dalla destra antifascista (democristiani e liberali) nonostante avesse contribuito molto meno[53]. Storia: Cause e scoppio della Guerra Civile Spagnola Lambe Canale. Separate up to five addresses with commas (,). Luigi Ganapini, professore ordinario di Storia contemporanea all'Università di Bologna, nel 1999 pubblicò La Repubblica delle camicie nere. Eppure il dato è incontrovertibile. La nostra organizzazione di fronte ai compiti nuovi, Ferruccio Parri, intervento nel dibattito sulla relazione di, Di che cosa parliamo se parliamo di guerra civile. Your Web browser is not enabled for JavaScript. 19 dicembre 1953, n. 922), secondo il suo relatore, il deputato qualunquista Francesco Colitto, intendeva «chiudere il ciclo fin troppo lungo di una lotta politica assai aspra e drammatica, cancellando i residui della dura guerra civile e dare così inizio ad una nuova era di solidarietà nazionale»[23]. Secondo Cesare Bermani, il mancato uso della categoria interpretativa della guerra civile da parte di Battaglia rappresentava dunque «una concessione alla politica di unità nazionale, della quale uno storico di partito volente o nolente in quegli anni doveva tenere conto»[N 5]. Please enter the message. Il "malinteso" consisteva nel fatto che, quando una generazione di giovani aspirava alla grandezza della nazione italiana e alla felicità degli italiani che vivono di lavoro, aspirava alle stesse cose cui noi aspiriamo. Cfr. Tra le conclusioni dell'autore "la guerra civile italiana fu questo ancora: un gioco delle parti, fra pietà e cinismo, passioni e interessi, in attesa che la storia decretasse vincitori e vinti". Una Storia della Resistenza, Mondadori, Milano 2013, pag. Dopo, poi, all’interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni[115].». Ne individua le cause nel fatto che «i membri di un popolo che si pongono al servizio dello straniero oppressore vengono considerati colpevoli di un tradimento radicale al punto da spegnere in loro la qualità stessa di appartenenti a quel popolo»[49]. La storiografia della guerra civile in Italia è la letteratura storiografica relativa alla lotta fra partigiani e fascisti repubblicani nel periodo 1943-1945, interpretata come una guerra civile interna alla nazione italiana nel quadro della guerra di liberazione italiana. Per la prima volta dopo almeno vent'anni uno storico di sinistra sollevava apertamente il problema della guerra civile, in un periodo in cui utilizzare questa definizione equivaleva a «mettersi sullo stesso piano di Giorgio Pisanò o Indro Montanelli»[93]. Nonostante il perdurare delle polemiche - sempre più ristrette al solo ambito politico nel corso degli anni - a partire dallo studio di Pavone, la storiografia italiana ha iniziato a considerare generalmente la guerra civile italiana come un fenomeno di più ampio respiro nell'ambito del quale inserire i diversi aspetti sociali, militari, politici della lotta di resistenza, di quella di liberazione, del fascismo repubblicano e delle occupazioni tedesca ed alleata. Nelle a volte retoriche celebrazioni del 25 aprile, nessuno sembrava mai aver considerato che la guerra non era finita né poteva finire al preciso scoccare di quella data fatidica soprattutto là dove la lotta di liberazione era stata combattuta aspramente contro un nemico anche interno[105].». L'ora della guerra attivamente combattuta contro i tedeschi e contro i fascisti»[8]. Inoltre, l'accezione relativa all'Italia del 1943-1945 è stata introdotta nella voce "Guerra civile" di diverse pubblicazioni edite dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana[160]. Please select Ok if you would like to proceed with this request anyway. Descrizione: Tre volumi in 4° (30,5 cm) XVI-1920 pp. Gli antifascisti si sentivano portatori proprio di valori di questo genere e non potevano accogliere una definizione, come quella di guerra civile, che non escludeva, già di per sé, i fascisti dal popolo e dall'umanità. Particolarmente critico fu Filippo Frassati (coautore con Pietro Secchia di una Storia della Resistenza nel 1965), che attaccò i sostenitori di quella che definiva «pseudo teoria della guerra civile», secondo lui, «condotta contro la Resistenza, contro i suoi valori, per una riabilitazione di quelli che sono stati dall'altra parte della barricata. Pajetta era una persona che io rispettavo molto, ma su questo punto era di una intransigenza ferrea e non accettava discussioni». In particolare, evidenzia un consenso diffuso anche nell'ambiente contadino, che avrebbe assicurato il sostegno materiale e morale alla resistenza partigiana, ed il netto rifiuto del nazifascismo da parte delle masse popolari[60]. L'odio è rosso. – quel termine di "guerra civile" che è comodo, sbrigativo, e tanto carico di torbida suggestione». Nel convegno di Belluno si è discusso di tutto ciò con una ricchezza e un senso critico dei quali, nell'articolo di Sarzi Amadé, non c'è purtroppo traccia.». Storia della repubblica e della guerra civile in Spagna: 1 [Tuñon de Lara, Manuel] on Amazon.com.au. Storia italiana della guerra civile americana, libri in uscita DIXIE. Nel 1949 lo scrittore Beppe Fenoglio, già partigiano, tentò l'esordio con una raccolta intitolata Racconti della guerra civile, proponendola alla Einaudi. In terzo luogo anche "guerra civile". L'opera – in cui Vivarelli scrive di aver iniziato a riflettere sulla propria esperienza personale dopo la lettura di Una guerra civile di Claudio Pavone[137] – provocò accese reazioni ancor prima della pubblicazione. Ma se nel corso della guerra vi era fra le due parti un abisso e scorse il sangue, questo non vuole dire che tra noi e una parte di coloro che combattevano contro di noi non esistesse quello che vorrei chiamare – se la parola non fosse inadeguata a un fatto politico e sociale così profondo – un "malinteso"[33][N 2].». L'ampia eco mediatica sviluppata attorno al testo e le polemiche che ne seguirono (continuate anche in seguito alla contrastata uscita di un film sceneggiato ispirato al libro di Pansa) contribuirono comunque al consolidamento della diffusione del concetto di guerra civile combattuta fra italiani durante e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale[142]. Resistenti e fascisti erano italiani così diversi che si sparavano addosso a vicenda. Scopri Storia della guerra civile in Italia (1943/1945) di Pisanò Giorgio: spedizione gratuita per i clienti Prime e per ordini a partire da 29€ spediti da Amazon. Se qualche operaio, passando all'alba in bicicletta, intravede tra la ghiaia e l'erba un cadavere, commenta, senza emozione "l'era un fazzulet...", un fascista, e accelera l'andatura[90].», La definizione di guerra civile iniziò a essere considerata dalla storiografia accademica a partire dal 1985, allorché fu proposta da Claudio Pavone, storico affermato e in gioventù partigiano, in due convegni storiografici svoltisi in quell'anno. sul punto S.Luzzatto, "La crisi dell'antifascismo", Einaudi, Torino 2004, S.Luzzatto, Partigia. Il carattere di guerra civile della Resistenza fu invece riconosciuto da Pietro Secchia che, da anni emarginato dal partito e ormai ininfluente, guardava con grande interesse alla contestazione giovanile: «La guerra di liberazione in quasi tutti i paesi occupati dai nazifascisti assunse il carattere di "guerra civile". Una Storia della Resistenza, Mondadori, Milano 2013, pag. Cfr. Nell'intervista, De Felice anticipava anche che l'ultimo volume (rimasto però incompiuto per la prematura scomparsa dello storico nel 1996) della sua biografia di Mussolini sarebbe stato intitolato Mussolini l'alleato. In occasione del ventennale della liberazione (1965), l'Unità – organo di stampa del PCI – pubblicò e commentò alcuni temi scolastici sulla Resistenza svolti per l'occasione dagli studenti delle scuole italiane. Details of Storia della guerra civile americana Original Title Storia della guerra civile americana ISBN13 9788881833313 Edition Format Paperback Number of Pages 100 pages Book Language Italian Ebook Format PDF, EPUB. A partire dal dopoguerra, l'espressione «guerra civile» – sebbene ricorresse nei discorsi e negli scritti di importanti personalità della Resistenza – fu progressivamente accantonata (e poi rifiutata) dagli antifascisti, in particolar modo dai comunisti[1][2], cosicché per molto tempo fu usata quasi in via esclusiva dai reduci della RSI, che ne fecero un uso polemico finalizzato a legittimare la propria causa, accusando il movimento partigiano di aver scatenato una guerra fratricida tra italiani. Una Storia della Resistenza, Mondadori, Milano 2013, retro di copertina, S.Luzzatto, Partigia. Nel 1992 Pisanò per Mursia pubblicò Il triangolo della morte. Politicamente scorretta, I giovani del ventennale di fronte alla Resistenza. Il percorso dell'opera verso la pubblicazione fu lungo e travagliato anche a causa del titolo, sgradito al consulente editoriale Elio Vittorini, che propose di cambiarlo in Racconti barbari[36]. Anche Cesare Bermani attribuisce alla generazione del Sessantotto un ruolo nell'evoluzione della storiografia, avendo reagito ad una lettura della Resistenza in chiave di guerra patriottica, criticandone lo sbocco nella continuità dello Stato e accentuandone invece gli aspetti «rossi» di lotta antifascista e lotta di classe, proponendone cioè una lettura anche in chiave di guerra civile. La guerra civile. Analoghe difficoltà incontrò nel 1955 il romanzo La polvere sull'erba di Alberto Bevilacqua, ove si narra del "Triangolo della morte" emiliano; nonostante i giudizi positivi di Leonardo Sciascia, il libro fu bloccato dalla censura e non trovò nessun editore fino al 2000. Non ci sono elementi nel tuo carrello. E il recente processo alla Resistenza è uno dei tanti effetti, secondari ma perversi, della crisi del partito comunista, che della Resistenza è stato uno degli attori principali, e non solo nel nostro Paese[107].». Significativamente è assente invece nei documenti alleati che lo usano soltanto per indicare la natura del conflitto che potrebbe verificarsi in Italia dopo la Liberazione, per opera dei comunisti»[118]. In uno scritto del 1964 sull'uccisione di Giovanni Gentile, il critico letterario Carlo Dionisotti, già esponente del Partito d'Azione piemontese durante la guerra, rilevò la rimozione osservando: «mi sembra che per motivi diversi ci sia stata e ancora ci sia la tendenza a mascherare e attenuare l'importanza della guerra civile che di fatto si combattè in Italia nel '44 e '45»[46]. Guerra di scelte politiche, e perciò anche di classe; non soltanto bandiera, non soltanto un ridicolo onore»[20]. Nel 1999 Aurelio Lepre nella prefazione de La storia della Repubblica di Mussolini evidenziava la differente posizione tenuta nel corso della Resistenza, in cui era accettata la definizione di guerra civile, rispetto al dopoguerra, in cui quella definizione era stata rimossa e considerata gravissima[127]. In seguito al gran numero di pubblicazioni sul tema degli anni novanta, il termine è diventato d'uso comune anche al di fuori del mondo accademico, risultando la tripartizione di Pavone (guerra patriottica, civile e di classe) nel 2011 «generalmente condivisa, tanto da essere ripresa dalla maggior parte dei manuali scolastici di storia»[158][159]. Inoltre sottolinea il fallimento del nuovo fascismo di Salò nei confronti degli strati popolari ed anche del ceto medio, la sua dipendenza totale per la propria sopravvivenza dall'appoggio tedesco e la sua funzione effettiva di «agenzia di reclutamento al servizio dell'invasore»[61]. Ma che come rilevano alcuni storici, nella resistenza italiana furono presenti almeno "tre anime". C'è sotto questo. E quindi aggiunge la sua interpretazione della guerra del 1943-45 come guerra civile[129], La teoria di Pavone è nella sostanza condivisa anche da Gianni Oliva, che nel breve saggio La resa dei conti del 1999 riprende la tripartizione di Una guerra civile. Storia italiana della guerra civile americana. Scopri le migliori offerte, subito a casa, in tutta sicurezza. Tale interpretazione della guerra civile risale a Carlo Silvestri, socialista vicino a Mussolini nel periodo di Salò e mediatore tra le due parti, che dichiarò: «L'iniziativa della guerra civile non fu di Graziani e di Mussolini, non fu del fascismo repubblicano. A [+] RICHIEDI UN'IMMAGINE. La traccia di uno di questi, assegnata in un istituto magistrale di Venezia, iniziando con la frase «Voi che avete la fortuna di non aver conosciuto direttamente gli orrori della guerra civile», venne stigmatizzata dal giornalista autore del servizio, che la citò come esempio di professori che «sono arrivati al punto di inserire nei temi qualche considerazione addirittura ignobile»[47]. Il volume raccoglie scritti di Nuto Revelli, Davide Lajolo, Valdo Fusi, Elio Vittorini, Beppe Fenoglio, Piero Caleffi, Ubaldo Bertoli, Carlo Levi, Giose Rimanelli, Mario Gandini. La generazione del Sessantotto contestò la rappresentazione della Resistenza come fenomeno unitario e patriottico, valorizzandone esclusivamente la componente comunista rivoluzionaria e internazionalista e liquidando tutto il resto come «attendismo, sabotaggio, tradimento, connivenza con gli americani»[65]. Storia della guerra civile russa scritto da W. Bruce Lincoln, pubblicato da in formato Altri Così finisce la stagione della reticenza, Da almeno trent'anni storici e testimoni raccontano quell'esperienza, La Resistenza, Salò e i ragazzi del '44: chi ne parla rischia ancora la scomunica. Emblematico di tale punto di vista è il manifesto pubblicato nei primi anni settanta dal Movimento Sociale Italiano per contestare la mai accettata festa della liberazione: «25 Aprile. Riferendosi ai fascisti della RSI, Pavone concluse: «Dire che erano nere ombre senza realtà è operazione esorcistica che poco ha a che vedere con la ricerca storica. Tuttavia essa era stata solo un aspetto di una guerra che, come argomentato da Pavone, era stata anche patriottica e di classe. volumes facsimiles, maps, portraits 32 cm. Fu vera gloria? Régikönyvek, Indro Montanelli, Mario Cervi - L'Italia della guerra civile 1943-1946 Úgy tűnik, hogy a JavaScript le van tiltva, vagy nem támogatja a böngésző. Scopri la trama e le recensioni presenti su Anobii di Storia della guerra civile americana - vol. [151], All'interno del testo, Luzzatto si sofferma diffusamente sul carattere di guerra civile della lotta in corso, intendendo raffigurare "un Levi dolente, prima ancora che come testimone della Soluzione finale del problema ebraico, come testimone degli aspetti più scabrosi di una guerra civile". È questo carattere di ricapitolazione degli antagonismi rivelatisi nella società italiana fin dal primo dopoguerra che ci aiuta a comprendere l'accanimento posto da entrambe le parti in una lotta il cui esito materiale era scontato[91].». Due svolte. […]In Arezzo, as in the rest of central and northern Italy, there were Republican Fascists and there were partisans, and there were partisans, but the two sides were relatively small compared to the population overall, and they very rarely, if ever, engaged in actual fighting only against one another. Forse che, Scalfaro: ci fu eroismo da entrambe le parti, La Resistenza fu guerra civile? Inoltre essa si inquadrava in una più ampia guerra civile dell'Europa a difesa della propria civiltà.